Rambo uno di noi!

Posted on June 30th, 2008

 

tratto da qui:

Tempo fa la rivista Area pubblicò una lunga inchiesta in più puntate sui “miti fondatori” di intellettuali come Pietrangelo Buttafuoco, Gianfranco de Turris, Annalisa Terranova, Giano Accame e altri. Dalle interviste risultava che molte di queste personalità avessero iniziato a frequentare un certo sentimento del mondo leggendo, appena adolescenti, le avventure dei personaggi di Salgari. Ebbene, il Sandokan della mia generazione si chiama invece John Rambo.

Un personaggio così centrale nell’immaginario collettivo degli anni ‘80 da indurre in queste settimane Mediaset a riproporre i primi tre episodi della saga con un battage pubblicitario imponente e martellante, non privo di trovate divertenti e originali (vedi l’uso di “All you need is love” dei Beatles come sottofondo per le crude immagini di Stallone che sbaraglia i nemici a colpi di mitra).

Investire in modo così potente sull’ennesima riproposizione di pellicole in circolazione da qualche lustro è segno che si ha a che fare con un vero e proprio mito. Premiato, del resto, anche dai dati auditel: venerdì 23 maggio la proiezione del primo Rambo ha totalizzato tre milioni di telespettatori con il 15% di share, superando nettamente la prima tv di “Eccezzziunale veramente Capitolo Secondo… Me”, di Diego Abatantuono.

I maligni lamenteranno ovviamente che di fronte al teleschermo si sia raccolta la generazione del riflusso, del disimpegno, delle tv commerciali e di Ronald Reagan. Quel Reagan che sdoganò il personaggio affermando «la prossima volta manderemo Rambo» dopo una qualche operazione di politica estera maldestramente condotta dagli statunitensi.

Rambo come eroe reaganiano, reazionario, profeta in armi della parabola americana, quindi? Le cose non stanno esattamente così, e l’identificazione del veterano con la causa repubblicana è solo apparente. Lo ha riconosciuto lo stesso Stallone, che ha spiegato:

«Rambo è assolutamente apolitico. Sì, una volta, negli anni Ottanta, il presidente Ronald Reagan, che io comunque ammiravo, se ne uscì con la battuta: Rambo è sicuramente repubblicano. E siccome erano gli anni della sfida con il libico Gheddafi, quell’uscita ha identificato Rambo con l’aggressività militare americana. Ma nulla è più lontano dalla verità: Rambo è una creatura solitaria, non fa parte della macchina militare». Il dizionario Morandini traccia un quadro non dissimile: «Piacque a destra perché ha al centro un ex eroe in divisa; a sinistra perché esalta un emarginato che combatte contro l’ordine costituito, accenna qualche critica allo Stato Maggiore dell’esercito americano per l’uso delle armi chimiche nella “sporca guerra” e all’opinione pubblica statunitense per l’ingratitudine verso i reduci che non l’avevano vinta».

Ed in effetti, il primo e più autentico capitolo della saga sembra andare esattamente in questo senso.

L’eroe della pellicola di Ted Kotcheff (regista anche di un sottovalutato “Fratelli nella notte”) non si trova a dover fare i conti con l’America liberal, kennedyana e pacifista, quanto piuttosto con il paese profondo, montano, rurale.

Contro Rambo si schiera la Guardia nazionale, composta da “bravi patrioti” e soldati della domenica che come da stereotipo machista fumano un sigaro quando credono di aver ucciso il nemico.

«Con quella bandiera sulla giacca è facile che ti metti nei guai», lo apostrofa lo sceriffo Will Teasle. Eppure egli stesso porta la stessa bandiera sull’uniforme.

E’ in effetti contro l’autorità costituita che Rambo scatena la sua furia, non contro pericolosi sediziosi. Il conflitto che si instaura subito tra i due è a ben vedere per nulla “politico” in senso stretto, quanto piuttosto “territoriale”, etologico, primordiale. Il Vietnam non è che un pretestoNon era la mia guerra! Lei me l’ha chiesto, non gliel’ho chiesto io. E ho fatto quel che dovevo fare per vincerla, ma qualcuno ce l’ha impedito», spiega Johnny tra le lacrime nel dialogo finale). «Questa è la mia città», ripete in continuazione lo sceriffo. «In città sei tu la legge, qui sono io», è la risposta dell’ex soldato nel mezzo della boscaglia.

Rambo, in effetti, è l’uomo che jüngerianamente “passa al bosco”, combattendo più per una legge interiore che per scelta “politica”.

Lo stesso Sylvester Stallone ha di recente parlato del suo personaggio in termini non dissimili:

«Per anni l’identificazione con Rambo mi è sembrata una maledizione. Ora invece credo che dentro tutti noi ci siano paradiso e inferno, il lato generoso e quello oscuro. E così ho capito che in realtà è un privilegio, rappresentare il versante pessimista del mondo, l’eterno soldato che non ha una casa in cui tornare».

Ecco, Rambo non ha una casa. La sua patria è là dove egli stesso combatte la sua guerra. E’ un “ribelle senza causa”, o meglio: la sua causa è la ribellione pura.

Del resto, il suo conflitto con lo sceriffo non sembra nemmeno racchiudibile entro facili schemi moralistici. Teasle non è in effetti un eroe puramente negativo, malvagio, cattivo. E’ un uomo che cerca di fare il suo dovere, che tiene alla sua cittadinanza. All’inizio è sicuramente arrogante con il vagabondo in divisa, ma in caserma non sarà lui a torturare il prigioniero.

Così come il personaggio interpretato da Stallone non è un eroe puramente positivo, solare, immacolato. E’ ora fragile, ora testardo, ora irrazionale. Come nell’Iliade, noi sappiamo benissimo per chi parteggiare, ma ci troveremmo in difficoltà dovendo condannare razionalmente e in toto il comportamento delle autorità cittadine. La fascinazione nei confronti del ricercato continuamente espressa da Mitch il poliziotto (un giovane David Caruso non ancora prestato alla scientifica di Miami) esprime bene questa ambiguità.

I ruoli stereotipati, nel film, sono confinati in due soli personaggi: da una parte Trautman, il colonnello dal piglio hollywoodiano e dalla battuta pronta, vero nipotino di John Wayne. Dall’altro lato c’è invece il sadico sergente Galt, l’unico a morire della pellicola senza troppi rimpianti da parte degli spettatori. Ma a parte questo tributo al moralismo, il resto dei personaggi appaiono straordinariamente al di là del bene e del male.

Caratteristiche che si perderanno nel secondo e terzo capitolo, qui:

  • la muscolatura diventa ipertrofica,
  • la fissità dello sguardo preoccupante,
  • la fascetta reggi-capelli stereotipata,
  • l’adesione alla causa del governo quasi assoluta,

    con tanto di involontari autogol (vedi il terzo episodio, dedicato “al valoroso popolo afgano” che qualche anno dopo darà tanti pensieri alla Casa Bianca).

    La rivincita di celluloide cercata in Vietnam nel secondo film, con i goffi echi da guerra fredda, appare allo stesso modo patetica e artificiosa. E’ un Rambo, quello, prigioniero del suo personaggio, reaganizzato, quasi una macchietta.

    Nulla a che vedere con l’anarca guerriero che combatte la sua guerra inutile e disperata del primo film. Quello che sembra uscito da un libro di Ernst Von Salomon.

    Quello per cui:

    «la vita da civile non esiste. In guerra c’è un codice d’onore, io copro te e intanto tu copri me, qui non c’è niente, niente».

    Quello costretto in patria ad una vita da paria:

    «Io là pilotavo gli elicotteri, guidavo un carro armato, rispondevo di attrezzature per milioni, qui non riesco neanche a trovare lavoro come parcheggiatore […]. Certe volte mi sveglio e non so neanche dove mi trovo. Non parlo con nessuno, a volte per giorni, per settimane, ma come è possibile? Come è possibile?».

    Ce lo chiediamo anche noi, sempre e comunque figli di Rambo.

    Adriano Scianca

  • Non abbandonare il tuo cane!

    Posted on June 30th, 2008

    Ma anziché…

    Posted on June 30th, 2008

    Ma anziché proseguire con tutti queste polemiche per un “censimento” delle impronte digitali dei rom, perché non prendere esempio dai tollerantissimi ed avanzatissimi Paesi dove vige la Sharia?

    Se ne becchiamo uno o più che rubano, VIA LA MANO! :D

    Magari, visto che l’UE ed un noto periodico le cui iniziali sono F. C. sono sempre ben disposti a mettersi a 90° di fronte alle cose “esotiche”, questo provvedimento subirebbe meno proteste! :D

    Intanto: Avellino, bambini rom svaligiano abitazione: bloccati dai carabinieri

    Verona, Rom obbligavano figli a rubare, 8 arresti

    Che c****o, perché IO, cittadino, devo essere schedato dal primo all’ultimo capello mentre questi nomadi non possono essere sfiorati neppure con un dito, ben sapendo di cosa vive la maggior parte di loro?

    E non tiratemi fuori i triti e ritriti discorsi di xenofobia e razzismo, perché non ci sto…

    El Alamein, ultime lettere dal deserto

    Posted on June 29th, 2008
    da qui:

     

    La battaglia perduta: A caccia di ricordi fra buche e trincee

     

    Due italiani nel luogo della disfatta del 1942: dalla sabbia emergono scritti e piccoli oggetti quotidiani

     

    MILANO — Nel deserto di El Alamein, dove nel 1942 si scontrarono i soldati inglesi con quelli italiani e tedeschi, con la pace è tornato il silenzio rotto solo dallo scoppio accidentale di qualche mina, dalle voci dei beduini alla ricerca di rottami e, 60 anni fa, dal lavoro degli operai di Caccia Dominioni che recuperavano i resti dei caduti. Fino a poco tempo fa il governo egiziano ha impedito agli stranieri di andare nell’area della battaglia anche per le scaramucce che impegnano i soldati del Cairo contro i contrabbandieri. Ma Stefano Rossi, 48 anni, ex ufficiale degli alpini paracadutisti e ricercatore storico e Luigi Vittori, 60 anni, studioso di storia della seconda guerra mondiale, hanno convinto il governo a concedere a un piccolo gruppo di italiani il permesso di raggiungere l’antico campo di battaglia.

    Nel corso delle ricognizioni fatte in questi mesi da Rossi e Vittori la sabbia ha restituito una serie di reperti che testimoniano la vita quotidiana dei soldati: la bottiglia di Gordon Gin di un militare di Sua Maestà britannica («Più in là — racconta Rossi — abbiamo trovato le bottiglie molotov dei nostri parà»), le scatole di fiammiferi con la pubblicità dell’aranciata San Pellegrino, le «Finest norwegian Brisling sardines» del menù di un fante della 44ª divisione, le sigarette «tipo esportazione » dei Regi monopoli o le più raffinate «numero 10 sigarette Macedonia», il coperchio di una gavetta con inciso il nome del proprietario: Dianna. M a nell’elenco dell’ex ufficiale degli alpini ci sono anche indumenti, buffetterie, suole e tomaie di scarpe cotte dal sole, occhiali, borracce, fogli di giornale. Il clima secco del deserto li aveva almeno parzialmente salvati: «Commovente il ritrovamento di frammenti di lettere e di piastrini di riconoscimento». Ecco la busta di una lettera indirizzata al soldato Vittorio Caldoguegno del 185˚ reggimento Folgore con tanto di francobolli da 5 e 10 centesimi. C’è il piastrino di Domenico Binello originario di Covone, in provincia di Cuneo, classe 1922.

    «Abbiano fatto ricerche nella speranza di ritrovarlo — racconta Rossi —. Purtroppo è deceduto nel 1986. Stiamo anche cercando chi portava il piastrino con su scritto “Formichella Vincenzo di Luigi e Lombardi Caterina, nato a Montegiordano (Cosenza) nel 1920″. Ne abbiamo trovato anche uno tedesco con su stampigliato “162 A, II/Art.Reg. 7″, presumibilmente un artigliere paracadutista della brigata Ramke». La lettura dei libri di Paolo Caccia Dominioni, di Raffaele Doronzo e di Renato Migliavacca sugli italiani in Africa Settentrionale, la decifrazione di antiche e nuove mappe e l’uso del Gps hanno fatto ritrovare luoghi entrati nella storia della battaglia di El Alamein: il Passo del Carro, il Passo del Cammello, le alture di Naqb Rala dove combatterono vittoriosi i parà del 186˚ Folgore contro i legionari di France Libre e gli inglesi della 44ª divisione. Ma anche nicchie nel terreno come la buca da dove sparava con la mitragliatrice il parà di Saronno Cesare Lui, classe 1919: «Abbiamo rintracciato e fotografato la sua buca che aveva ancora sul fondo i bossoli della sua Breda».

    C’è il rischio di ritrovare questi reperti in un mercatino? «Chi viene con noi può fotografare liberamente e per l’eventuale asportazione di materiali deve limitarsi a quelli che in Italia possono essere usati per mostre, per essere dati a musei o donati a chi li possedeva in quei giorni tragici o ai loro eredi. Impossibile esportare parti di armi e munizioni. Si avrebbero gravissime conseguenze penali». Luigi Vittori e Stefano Rossi sono scettici sulla possibilità di preservare a fini turistici il campo di battaglia di El Alamein come in Francia la Linea Maginot o da noi i forti delle Alpi. Ci sono rischi altissimi per la presenza di mine e ci sono, là sotto, giacimenti petroliferi che fanno gola. «Più ottimisti di noi — sostiene Rossi — sono i ricercatori dell’Università di Padova: se i loro progetti dovessero trovare realizzazione collaboreremo volentieri».

    Giuseppe Ramazzotti
    25 giugno 2008

    Pechino 2008?

    Posted on June 29th, 2008

    pechino 2008 omicidio

    Ventotto anni fa USTICA

    Posted on June 27th, 2008

    27 GIUGNO 1980

    Ore 20,59′,45″. Un DC9 Itavia, in volo da Bologna e Palermo, partito con due ore di ritardo, esplode nei cieli a nord di Ustica

    USTICA CHIAMA BOLOGNA!

    SU USTICA E BOLOGNA VOGLIAMO LA VERITA’!

    Bene Maroni e Alfano

    Posted on June 27th, 2008

    In tutto questo cancan mediatico riguardo ai provvedimenti del Governo sulle intercettazioni e l’immunità per le cinque cariche più alte dello Stato, personalmente mi trovo d’accordo con il Lodo Alfano, di cui ha parlato oggi anche il Ministro della Giustizia Alfano, le cui riassumerò qui sotto in pochi semplici punti:

    • Il ddl si costituisce di un unico articolo in 8 commi, di cui l’ultimo è l’entrata in vigore, e prevede che dalla sua entrata in vigore si sospendano tutti i processi penali in corso, in ogni fase o grado, per capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato e presidente del Consiglio;

     

    • Vale per l’intera durata del mandato o della sua funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della legislatura;

     

    • La sospensione riguarda anche la prescrizione e non preclude al giudice l’acquisizione di prove non rinviabili. L’imputato, se vorrà, potrà rinunciare alla tutela, mentre le altre parti coinvolte nel processo sospeso potranno proseguire la loro azione in sede civile, con termini ridotti alla metà.

     

    Tre semplici punti, ma con i quali mi trovo d’accordo, per molti motivi.

    Mi è piaciuta anche la proposta, portata avanti dal Ministro dell’Interno Maroni, per rilevare e schedare le impronte digitali dei rom minorenni presenti sulla Penisola Italiana, per strapparli alla mafia dei taccheggi e dei furti. Al contempo, ritengo alquanto patetica la solita opposizione da parte dell’Unione Europea, sempre più distante dal cuore dei cittadini che dovrebbe rappresentare.

    Avanti così, a tutta!

    La Granbassi pensa al Tibet

    Posted on June 27th, 2008

    tratto da Azione Giovani Pordenone:

    Vi riportiamo una bella dichiarazione di Margherita Granbassi tratta dal sito della Gazzetta.

    MILANO, 24 giugno 2008 - Le polemiche legate agli imminenti Giochi di Pechino non sono ancora finite. A riaprire la discussione è la vicecampionessa del mondo di fioretto, Margherita Granbassi, che in un’intervista rilasciata alla rivista “Diva e donna” (domani in edicola) si pronuncia così: “L’Olimpiade è di certo un’occasione per far saltare all’occhio i problemi. Ben venga se attraverso lo sport si parla del Tibet oppresso dalla Cina”. L’atleta triestina, opposta all’ipotesi del boicottaggio, però aggiunge: “Gli organizzatori dovevano porsi il problema sull’opportunità o meno di disputare i Giochi a Pechino quando sono stati assegnati alla Cina, non ora. Io credo che un problema politico non debba essere risolto dallo sport. Se poi mi dicessero che, annullando le Olimpiadi, il Tibet torna libero, rinuncerei oggi stesso ai Giochi”. Gazzetta.it

    Ecco a voi il banner del blog!

    Posted on June 27th, 2008

    Spero vi piaccia! :D

    Il codice per prelevarlo è:

    <p><a href=”http://www.riccardof.com”><img src=”http://farm4.static.flickr.com/3082/2616472348_18788844c7_m.jpg“></a> </p>

    Se lo mettete nel vostro blog, fatemi sapere, ricambierò il favore! :)

    Fino a sabato…

    Posted on June 23rd, 2008

    VACANZA! :D